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Introduzione al disturbo borderline di personalità


Il concetto di limite sociale (D. Anzieu)

Prima di introdurre i temi più esplicitamente psicopatologici legati al disturbo borderline vorrei riportare una riflessione di Didier Anzieu (psicoanalista francese noto per le sue ricerche sui gruppi) che introduce il concetto di limite e lo estende al punto di vista sociale. Egli afferma che nel nostro contesto storico si sta perdendo l'idea del limite e questo genera nuove forme di psicopatologie tra le quali le più importanti sono quelle legate al disturbo borderline che sta acquisendo sempre maggiore rilevanza sociale.

Scriveva Anzieu nel 1985:
"Se dovessi riassumere la situazione dei paesi occidentali e forse dell'intera umanità sul finire di questo XX secolo, metterei l'accento sulla necessità di porre dei limiti:
all'espansione demografica, alla corsa agli armamenti, alle esplosioni nucleari, all'accelerazione delle storia, alla crescita economica, al consumismo senza fine, allo scarto crescente tra paesi ricchi e terzo mondo, al gigantismo dei progetti scientifici e delle imprese economiche, all'invasione della sfera privata da parte dei mezzi di comunicazione di massa, all'obbligo di battere senza fine ogni record a costo di superallenamento e di doping, all'ambizione di andare sempre più in fretta, più lontano, sempre più a caro prezzo di ingorghi, di tensione nervosa, di malattie cardiovascolari, di fastidio di vivere.
Di mettere limiti alla violenza esercitata sulla natuRa e sugli uomini, all'inquinamento dell'aria e della terra, delle acque, allo spreco di energia, al bisogno di fabbricare tutto ciò di cui si è tecnicamente capaci, fossero anche mostri meccanici, architettonici, biologici, all'affrancamento delle leggi morali, delle regole sociali, all'affermazione assoluta dei desideri individuali, ai pericoli che i progressi tecnologici fanno correre all'integrità del corpo, del genere umano, alla sopravvivenza della specie.

Per restare a un campo che non mi tocca più soltanto come semplice cittadino, ma di cui faccio esperienza quasi quotidiana, mi sembra significativo, da trentanni a questa parte in cui esercito la terapia, il cambiamento nella natura della sofferenza dei pazienti che chiedono una psicoanalisi e che mi è stato confermato anche da colleghi.
Dai tempi di Freud e per le prime due generazioni dei suoi continuatori gli psicoanalisti hanno avuto a che fare con nevrosi chiare, isteriche, ossessive, fobiche o miste. Oggi, più della metà della clientela è costituita da quelli che vengono chiamati i casi borderline e/o di personalità narcisistiche. Etimologicamente si tratta di stati limite tra nevrosi e psicosi e che raccolgono tratti rilevanti di queste due categorie tradizionali. Di fatto tali stati soffrono di una mancanza di limiti: incertezza sulle frontiere tra Io psichico e Io corporeo, tra Io reale e Io ideale, tra ciò che dipende da sé e ciò che dipende dagli altri, brusche fluttuazioni di tali frontiere accompagnate da cadute nella depressione, indifferenziazione delle zone erogene, confusione tra esperienze piacevoli e dolorose, vulnerabilità alle ferite narcisistiche a causa della debolezza o delle faglie dell'involucro psichico, sensazione diffusa di malessere, senso di non vivere la propria vita, di vedere funzionare il corpo e il proprio desiderio dal di fuori, di essere spettatori di qualcosa che è e non è la propria esistenza.

Nessuna meraviglia che una civilizzazione che coltiva ambizioni smisurate, che esalta l'esigenza di un impiego totale dell'individuo nella coppia, nella famiglia nelle istituzioni sociali, che incoraggia passivamente l'abolizione di ogni senso del limite nelle estasi artificiali delle droghe, chimiche o d'altro genere, che espone il bambino, sempre più spesso unico, alla concentrazione traumatizzante dell'inconscio dei genitori nel contesto di un focolare sempre più ristretto per numero e stabilità, nessuna meraviglia dunque che tale cultura favorisca l'immaturità e susciti una proliferazione di disturbi psichici al limite.

Mi sembra quindi che un compito urgente, psicologico e sociale, sia la ricostruzione dei limiti, il ristabilimento delle frontiere, il riconoscimento dei territori abitabili e vivibili; frontiere e limiti che istituiscono delle differenze e insieme permettono lo scambio tra le regioni (della psiche, del sapere, della società, dell'umanità) così delimitate."

Didier Anzieu (1985), L'Io-pelle. Borla, Roma, 1994

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